Una ricorrenza che divide non può essere una festa

11 giugno 2020 - Consiglio regionale

La triste storia che ha contraddistinto queste terre in quel periodo va inquadrata in un contesto più ampio e ben descritto nella Relazione della Commissione istituzionale storico-culturale italo-slovena del 2000.

L'istituzione del 12 giugno quale Giornata della Liberazione della Città di Trieste dall'occupazione jugoslava dimostra ancora una volta la nostalgica insistenza che contraddistingue una certa destra a Trieste, aggrappata ad una storia vista e letta in maniera del tutto soggettiva ed estrapolata dal contesto, incapace di guardare al presente e men che meno al futuro. È passato un secolo intero da quando il Narodni dom, sede e cuore pulsante della comunità slovena della città, fu devastato dalla furia squadrista del neonato fascismo. Nei primi giorni del mese di maggio del 1945 la città di Trieste fu liberata dal regime nazista e dal fascismo. Negli stessi giorni ha smesso di fumare la più triste ciminiera della città, quella della Risiera di San Sabba, unico lager nazista in Italia. In tale contesto l'esercito jugoslavo rappresentava per tanti, anche se non per tutti, la tanto attesa liberazione dopo un quarto di secolo di atroce dittatura fascista, seguita dalla guerra. La triste storia che ha contraddistinto queste terre in quel periodo va inquadrata in un contesto più ampio e ben descritto nella Relazione della Commissione istituzionale storico-culturale italo-slovena del 2000. Sono successe cose terribili e quindi ingiustificabili, per le quali portano una buona parte di responsabilità proprio coloro che hanno seminato violenza, terrore e morte nei decenni precedenti. La comunità slovena in Italia festeggia il 25 aprile quale giornata italiana della Liberazione. Con il 1 maggio si onora il lavoro ed i lavoratori come pure la ricorrenza del giorno in cui anche Trieste fu finalmente liberata dalla violenza del mostro nazifascista. Segue nelle festività il 2 giugno che ci ricorda la fine della monarchia dei Savoia e la nascita della Repubblica. In qualità di cittadini italiani, figli di questo tempo, vogliamo contribuire a costruire il presente ed il futuro fatti di convivenza e coesione.