Per non perdere di vista il futuro...

09 aprile 2019 - Consiglio regionale

Il passato è stato spesso un campo sul quale mietere facili consensi e rendite elettorali. Ma noi eletti siamo, oggi più che mai, chiamati ad occuparci non del passato ma del presente e, soprattutto, del futuro. 

La triste mozione ‘Camber’ approvata una decina di giorni fa da una (troppo) larga maggioranza del Consiglio Regionale ha paradossalmente avuto un effetto positivo che è stato quello di risvegliare gli animi forse davvero un po’ assopiti di interessanti e variegate sfere della comunità politica e civile della nostra regione. La mozione, infatti, punto debole, poneva un falso problema, considerato che partiva dal presupposto che vi fosse da qualche parte qualcuno che stesse intrecciando con cura strategie ‘negazioniste’ e/o ‘riduzioniste’ di quello che viene comunemente definito il dramma delle foibe e dell’esodo istriano.  Falso problema perché crediamo non vi sia nessuno che neghi quei fatti storici: le foibe esistevano-esistono e l’esodo istriano si è verificato. Lo dicono i fatti, lo dice la storia. Si può quindi discutere sui numeri, sulle cause, sulle conseguenze, sulle responsabilità. Ma i fatti sono fatti e come tali rispondono soltanto a criteri di obiettività, definiamoli pure scientifici, empirici, reali. Da qui in poi inizia un cammino che può prendere diverse connotazioni e direzioni a seconda di chi lo intraprende. Gli storici sono chiamati a ricercare, leggere, analizzare, confrontare, verificare i fatti. I giovani hanno il diritto di poter leggere la storia per farne tesoro affinché le brutte esperienze o le scelte vissute da chi li ha preceduti non vengano a ripetersi. Così come sono chiamati a porre le basi del loro futuro sulle esperienze positive e sul sapere di quanti hanno vissuto prima di loro.

La celebrazione del Giorno del Ricordo così come istituita con legge nazionale si è trasformata troppo spesso, non certamente per colpa di storici e ricercatori, in nuove occasioni per riaccendere polemiche e contrasti in merito alla travagliata storia che ha segnato queste terre nell’ultimo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra. L’inasprimento dei toni rischia anche di incrinare i rapporti transfrontalieri e di convivenza tra le diverse comunità a cui si è arrivati grazie agli sforzi ed al costante impegno di quanti, istituzioni locali comprese, credono che l’unica strada da seguire sia quella del reciproco rispetto e della pacifica convivenza.

Era stato avviato proprio con questo spirito nel lontano 1993 e per volere dei governi italiano e sloveno un lungo lavoro interdisciplinare volto ad effettuare una ricerca e disamina di tutti gli aspetti rilevanti nella storia delle relazioni politiche e culturali bilaterali. Nella commissione, copresieduta per la parte italiana dal prof. Sergio Bartole, al quale è subentrato nel 1999 il prof. Giorgio Conetti, hanno collaborato Fulvio Tomizza, Marina Cataruzza, Lucio Toth, Fulvio Salimbeni, Elio Apih, Raoul Pupo, Paola Pagnini e Angelo Ara, mentre hanno costituito il gruppo sloveno la dott.ssa Milica Kacin Wohinz  (copresidente) con France Dolinar, Boris M. Gombač, Branko Marušič, Boris Mlakar, Nevenka Troha, Andrej Vovko e Aleksander  Vuga.

Il lavoro della Commissione storico-culturale italo-slovena si è concluso con la pubblicazione, il 25 luglio 2000, di un documento congiunto, che tratta in maniera sistematica le relazioni italo-slovene dal 1880 al 1956. All'atto della presentazione del documento finale, adottato all'unanimità, gli estensori suggerirono ai due governi “committenti”, quali forme opportune di utilizzo del documento, i seguenti atti: la presentazione pubblica ufficiale della relazione nelle due capitali, possibilmente in sede universitaria, come segno di stabile riconciliazione tra i due popoli, la pubblicazione del testo nelle versioni italiana e slovena, la raccolta e pubblicazione degli studi di base e la diffusione della relazione nelle scuole secondarie. Il governo sloveno aveva a suo tempo provveduto alla pubblicazione ufficiale della relazione, quello italiano non ancora.

La regione potrebbe – come peraltro era già stato proposto - farsi promotrice della pubblicazione e della diffusione di questa relazione storica congiunta in tutte le scuole della nostra regione. Offriremmo così ai nostri giovani una nuova opportunità di conoscere la storia da un documento a suo tempo ampiamente condiviso, che certamente non si può ritenere concluso ma che tuttavia rappresenta un’utile base per approfondire i singoli argomenti e fasi storiche con il dovuto scrupolo e saggezza. Sono certo che i nostri ragazzi, coadiuvati dagli ottimi insegnanti che operano nelle nostre scuole, sapranno interagire con il documento, aprendo una nuova fase nei rapporti con la storia dei nostri territori, con le loro radici, con le ricche tradizioni e nel segno della pluralità identitaria che ci contraddistingue e rende speciali.

Il ruolo dei politici? Il passato è stato spesso un campo sul quale mietere facili consensi e rendite elettorali. Ma noi eletti siamo, oggi più che mai, chiamati ad occuparci non del passato ma del presente e, soprattutto, del futuro.  E ci dispiace che sia già in cantiere una nuova proposta di legge che potrebbe essere l’ennesima scusa per riaccendere polemiche politiche che poco hanno a che fare con la storia. Perché a suon di guardarsi alle spalle si rischia di inciampare. Semplice, banale, ma è così.

 

Igor Gabrovec,

consigliere regionale della Slovenska skupnost

 

Massimo Moretuzzo

Consigliere regionale capogruppo del Patto per l’Autonomia