Le origini del Male

17 settembre 2018 - Consiglio regionale

Le leggi razziali furono un atto di criminalità istituzionale, ma per gli sloveni in Italia il 18 settembre 1938 fu solo il triste epilogo di un processo iniziato con l’incendio del Narodni dom di Trieste nel 1920.

La promulgazione delle leggi razziali il 18 settembre 1938 fu un atto di vera e propria criminalità politico-istituzionale, per la quale, salvo l’alquanto sbrigativa impiccagione del Duce, non vi fu mai una vera e propria presa di responsabilità. Ma per quanto raccapriccianti, le leggi razziali non furono che l’ultimo atto, potremmo dire l’epilogo di un demone che prese vita nella stessa Trieste ben diciotto anni prima, il 13 luglio 1920, dalle fiamme del Narodni dom, moderno centro culturale-economico-politico della comunità slovena. Gli squadristi giuliani poterono agire indisturbati, complice assente le forze dell’ordine. Da li in poi fu solo un crescendo continuo di odio e violenza, che portò presto alla chiusura delle scuole slovene, alle razzie in sedi di circoli culturali, sportivi ed attività economiche, l’italianizzazione forzata di nomi, cognomi e toponimi sloveni, fino alla proibizione dell’uso della lingua slovena in pubblico, nel privato e perfino in chiesa. Nel 1930 il Tribunale Speciale fascista, per l'occasione in trasferta da Roma a Trieste, condannava a morte per fucilazione quattro ribelli sloveni, divenuti così tra i primi martiri dell’antifascismo europeo.

Dovremmo quindi chiederci perché il male trovò proprio nella già cosmopolita e mitteleuropea Trieste un terreno così fertile, da regalarle il primato di tanta violenza, dal fuoco del Narodni dom fino al fuoco del forno crematorio della Risiera di San Sabba. E fa pensare molto che nell’assonata Trieste crei scalpore un manifesto antifascista legato alla lodevole iniziativa degli studenti delle scuole superiori, mentre non danno alcun disturbo le ronde anti immigrati, i saluti romani e i labari della X Mas alla foiba di Basovizza, l’annunciata parata di Casa Poud. Nel mirino sempre gli stessi - i ‘diversi’.

Anche questo e anche oggi succede nella stessa Trieste di allora. Non vorremmo che, oggi come allora, in troppi facessero finta di niente, in troppi minimizzassero i segnali di per se preoccupanti, fino ad arrivare ad un punto di non ritorno. Come allora, tra la fine della Prima Guerra Mondiale e alla vigilia della Seconda Guerra, che ha fagocitato da sola milioni di vittime inermi…