Controlli più accurati sulle zone destinate all'itticoltura a Duino

01 ottobre 2020 - Consiglio regionale

Lo stesso articolo scientifico citato dall'assessore, per altro risalente a quindici anni fa, riporta una condizione di forte arricchimento organico, una riduzione di specie marine e la loro sostituzione con specie del tutto diverse. Conclusioni che non fanno che confermare un forte impatto sul fondale marino e sulla comunità bentonica. Rimane quindi alta la nostra attenzione come anche non posso che ribadire l’assoluta ed urgente necessità di sviluppare uno studio serio che parta dall’introdurre parametri aggiuntivi nel monitoraggio dell’attività di itticoltura.

Durante la seduta di ieri del Consiglio regionale il rappresentante della Slovenska skupnost Igor Gabrovec ha presentato un'interrogazione inerente l’impatto derivante dalle attività di itticoltura prospicienti Duino. Il consigliere regionale ha inizialmente ricordato come il problema principale in questo tipo di attività risulti derivare dai reflui organici prodotti dalle specie ittiche concentrate in uno spazio ridotto rispetto agli equilibri naturali e dai depositi di mangime non consumato. Per questo motivo – ha continuato Gabrovec - è buona norma localizzare le vasche in mare aperto, ove i fondali profondi e le correnti marine favoriscono una maggior dispersione dei reflui. »Situazione quindi abbastanza diversa da quella che si trova nel mare di fronte alla costa di Duino, caratterizzato dai fondali relativamente bassi e correnti marine esigue« ha spiegato il consigliere interrogando la Giunta regionale con quali modalità e frequenza venga monitorata la situazione per quanto concerne l’accumulo di reflui sul fondale.

L’assessore all’ambiente Fabio Scoccimarro ha introdotto il proprio intervento di risposta citando un articolo scientifico del 2005 secondo cui la comunità bentonica non sembrerebbe subire forti impatti a causa dell’arricchimento organico derivante dall’attività di acquacultura. L’assessore ha continuato poi il proprio intervento spiegando che in base ai monitoraggi dell’ARPA lo stato ecologico del mare in quella zona è classificato come “buono”. Non buone invece risultano le analisi chimiche dell’acqua che rilevano la presenza di composti organostannici (tributilstagno) e del mercurio. Se la causa principale per i primi sono le vernici antivegetative di navi e natanti per il mercurio sarebbe il principale colpevole il fiume Isonzo. Su questo passaggio l’esponente della Giunta regionale che voluto sottolineare in modo particolare le responsabilità della vicina Slovenia che a suo dire non sarebbe sufficientemente attenta ai riflessi ambientali transfrontalieri delle proprie attività lungo il decorso del fiume Isonzo come anche sul fronte del cantiere della nuova linea ferroviaria Koper-Divača per quel che riguarda la Val Rosandra..

»I recenti fenomeni di moria di pesci in quella zona sono un campanello di allarme che andrebbe tenuto nella dovuta considerazione e indicano chiaramente che qualcosa non va bene« ha replicato Gabrovec concludendo che »lo stesso articolo scientifico citato dall'assessore, per altro risalente a quindici anni fa, riporta una condizione di forte arricchimento organico, una riduzione di specie marine e la loro sostituzione con specie del tutto diverse. Conclusioni che non fanno che confermare un forte impatto sul fondale marino e sulla comunità bentonica. Rimane quindi alta la nostra attenzione come anche non posso che ribadire l’assoluta ed urgente necessità di sviluppare uno studio serio che parta dall’introdurre parametri aggiuntivi nel monitoraggio dell’attività di itticoltura«.